
| ECOLOGIA E SALVAGUARDIA DEL CREATO (Nuovi pericoli per l'Oasi S. Daniele a Liedolo) |
|
|
|
| Scritto da Buno Martino |
| Lunedì 31 Ottobre 2011 07:01 |
|
OMELIA DEL DIACONO BRUNO MARTINO NELLA CELEBRAZIONE DELLA MESSA ALL’OASI SAN DANIELE DI SAN ZENONE DEGLI EZZELINI DEL 30 OTTOBRE 2011. Ml 1,14b-2,2b.8-10; Sal 130; 1Ts 2,7b-9-13; Mt 23,1-12 La veemenza del linguaggio che Gesù adopera nel brano del Vangelo di oggi verso quei farisei e verso tutti gli altri che anche oggi siedono sulle cattedre del potere, può sorprendere, a prima vista, ma è proporzionata alla gravità dello stravolgimento della vita civile e religiosa che essi avevano generato e continuano ancora ai nostri tempi a provocare. Il rimprovero più importante riguarda la mancanza di umiltà, l’incoerenza, l’ipocrisia. Nella prima lettura il profeta Malachia, con voce ferma e senza incrinature di rispetto o di cautela diplomatica, si indirizza con altrettanta veemenza a chi nella comunità occupa una posizione di guida e di responsabilità e contesta non solo la riduzione dl culto a vacuo ritualismo esteriore, ma anche la trasformazione dell’esistenza sociale in gioco di interessi privati, la mortificazione della genuina moralità sotto coperture perbenistiche. Così dice il Signore: “se non mi ascolterete e non vi prenderete a cuore di dar gloria al mio nome , manderò su di voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni”. Tradotto nel linguaggio contemporaneo potremmo così interpretare queste parole: “O date gloria a me, che sono la legalità, il diritto, la giustizia per tutti, o date gloria a voi stessi ignorando le necessità del Creato e servendo solo il vostro desiderio smodato di potere, ricchezza, visibilità. E per questo trasformerò le vostre benedizioni in maledizioni, perché, in questo modo, e solo per l’interesse di pochi, arrecate morte e sofferenza alle cose, agli uomini, alla natura, alla diversità che le infonde una ricchezza immensurabile.” Colpiscono profondamente le parole taglienti di Gesù che abbiamo appena sentito e che anche oggi ha voluto ripeterci perché riecheggino nel nostro cuore quelle dei profeti che combattevano un culto ridotto a magia, una preghiera distaccata dalla giustizia, una liturgia diventata solo cerimonia, una religiosità separata dalla morale quotidiana, una fede che non riesce ad incarnarsi nel pentagramma della nostra vita. Ma il Regno d’Amore che nostro Signore Gesù Cristo è venuto ad instaurare più di 2000 anni fa, continuamente da noi respinto o tradito, non riguarda certamente solo i farisei e gli scribi dell’epoca di Gesù, ma riguarda tutti noi cristiani d’oggi ed in special modo quelli che tra noi hanno più ruolo e che con i loro personalismi ancheggiano nelle poltrone d’alto rango legando ancora adesso, con le loro scelte sbagliate o opportunistiche, pesanti fardelli sulle nostre spalle, ponendoli con violenza, , noncuranza, arroganza ed ignoranza sulla schiena della brava ed umile gente anche di questa nostra pedemontana, senza lungimiranza alcuna, ostentando perfino a garanzia la loro presunta aderenza al Vangelo di Cristo. Chi ha spirito farisaico inganna ancor oggi se stesso e gli altri. Egli ha tutta l’apparenza della vera fedeltà a Dio ed agli uomini, ma non fa ciò che nel bene ha promesso, ma solo ciò che nella gestione della sua ricchezza e del suo potere più gli aggrada, spesso a danno di tutti ed anche del Creato che il Signore ci ha affidato in tutta la sua bellezza, in tutto il suo infinito mistero. Ed in questo modo si devasta la terra, la nostra terra, terra che, ricordiamolo bene, non ci appartiene, ma siamo noi che apparteniamo ad essa. Terra Madre, Madre tenera e fedele, Madre paziente che ci ha generato ed alla quale continuiamo a recare danno, devastazione dall’alto dei nostri scanni, non considerando mai che appartenendo noi a queste zolle e non esse a noi, ogni sofferenza che creiamo ricade su di noi e su tutte le altre forme di vita che qui vengono ospitate. Paolo è chiaro ed impressiona con il suo forte linguaggio quando adopera anch’egli, , nella seconda lettura, come farà Francesco d’Assisi molti secoli dopo, l’immagine della Madre per descrivere l’amore che occorre agli Amministratori cristiani e a chi gestisce il potere della Chiesa, per servire la comunità degli uomini e l’ambiente, il Creato, colmo della grandezza e bellezza di Dio, Creato del quale siamo parte integrale, strutturale ed inscindibile. Oggi, e spesso a dismisura o inopportunamente,si parla di amore, di carità, di servizio all’ambiente e quindi alla natura ed all’uomo, al Creato. Ricordiamolo, fratelli cari,l’Amore non può essere mistificato, non può essere mercificato l’amore, perché non può essere possibile costruire un amore che non abbia dimensioni di eternità … perché l’eternità è amore ed eterno è solo l’amore. E il servizio all’uomo, al Creato, è l’unico ponte per l’eternità dell’Amore di Dio … Ma purtroppo l’amore oggi è diventato per molti solo opportunismo, predazione, speculazione e chi ha potere spesso pecca di ipocrisia nei confronti di chi gli ha dato questo potere. Ed anche di incoerenza, tradendo gran parte di ciò che aveva promesso pur di raggiungere il ruolo che desiderava. Ed allora anche questi potentati, come gli scribi ed i farisei apostrofati con opportuna veemenza da Gesù, ”dicono e non fanno”. Mi avvio a concludere implorando pietà e guida dal Signore, perché comprendiamo che i più grandi tra noi, se vogliono seguire gli insegnamenti del Vangelo, traducano il loro ruolo nella divina follia del servizio all’uomo, al Creato. Dio non ha poltrone negli uffici di chi comanda. Egli non tiene il mondo ai suoi piedi, ma è ai piedi di tutti. Non è il padrone dei padroni, ma il servitore che in Gesù lava i nostri piedi. Non è il Signore della vita, è molto di più, è il servo di ogni vita. I grandi del mondo, ma anche qualcuno del nostro piccolo mondo pedemontano, si costruiscono troni dorati. Dio non ha troni, ma cinge un asciugamano e vorrebbe fasciare tutte le ferite della terra. Dio come un servo, ripeto, che non esige, sostiene, non pretende, si prende cura, non rivendica diritti, ma risponde ai bisogni, e non cerca ricchezze. Anzi, non ha nemmeno un posto dove poggiare il capo. Gesù rivela ai potenti ed anche a noi amministratori che ogni uomo è capace di potere se è capace di servizio vero, gratuito e dedicato al Dio servo dell’Amore, alla sequela del Cristo servo, e non di devastazione e speculazione come per l’ennesima volta, dopo il tentativo di discarica di fanghi industriali in questa magnifica Oasi, dei cogeneratori di Borso ed ora con quello di Crespano, si pretenderebbe di fare. Basterebbe una sola considerazione: riflettendo appunto solo su queste tre nefaste opportunità: ma se noi non ci stessimo opponendo e non ci fossimo opposti come comuni cittadini, come semplice gente della strada, oggi cosa sarebbe diventata, come sarebbe ridotta questa parte del territorio compresa tra i Comuni di Mussolente, Borso/S. Eulalia, S. Zenone e Crespano? Con tre siti irragionevoli e distruttivi dell’ambiente in pochissime centinaia di metri saremmo oggi soffocati letteralmente anche da un traffico sgrondante liquami industriali e sozzure animali e vegetali di ogni sorta! Questo luogo, dal paradiso ambientale e naturalistico che è e che ancor oggi stiamo gustando, da perla preziosa incastonata tra fiumi, collie e sacre montagne, sarebbe diventato un catino di marcescenze, una sofferenza irragionevole e cieca per chi ci vive e per l’ambiente dell’intera pedemontana del Grappa. Dobbiamo trattenere questa consapevolezza nel cuore e continuare a lottare per evitare altre situazioni e proposte di indecenza ambientale, come quella di Crespano dei cogeneratori a biogas, e risolvere quelle in essere e le potenziali che continueranno inevitabilmente ad arrivare, “dicendo e facendo” concretamente, aderendo al progetto di Dio che ci ha invitati a prenderci cura del nostro ambiente perché sia da noi sostenuto e riaccompagnato filiarmente e fraternamente alla sua Eternità. E’ necessario che prevalga tra noi lo spirito di servizio al territorio e si eviterà, con l’aiuto di Dio e con la giusta,determinata e inarrendevole protesta, questo ulteriore tentativo di offesa alla nostra terra pedemontana e alla sua gente. E’ il servizio all’uomo ed al suo ambiente il nome nuovo, il nome segreto della civiltà, il nuovo stile da adottare, perché questo è lo stile di Dio, questa la concretezza necessaria per vivere, riscoprendola nelle strade della quotidianità, la nostra fede nel Vangelo.Sia lodato Gesù Cristo. Diacono Bruno Martino - Presidente dell'Associazione Sentieri Natura "Parco degli Ezzelini" - S. Zenone degli Ezzelini (TV) |
Chi è online
108 visitatori online
I nostri Blog
Gallerie Fotografiche
Login

Copyright (C) Bruno Martino e Associazione Montegrappa.org (Il materiale può essere scaricato e utilizzato previa autorizzazione e indicandone la fonte)
Powered by Joomla!. Designed by: Free Joomla Templates, ecommerce hosting. Valid XHTML and CSS.




Commenti
Sono parole scritte nel 1304 dal domenicano Remigio de' Girolami nel suo trattato "De Bono Communi" (cioè sul bene comune).
E fanno riflettere sulla malattia che per secoli ha afflitto il nostro Paese: la divisione in fazioni, in partiti..l'interesse di parte e personale (con l'odio di parte), che prevale sull'interesse della Comunità.
Dante Alighieri, che pure era uomo di fazione, e che era stato ingiustamente condannato all'esilio, giunse a rifiutare l'appartenenza a qualsiasi parte perchè constatò che la tragedia del Paese stava proprio nell'essere dilaniato da miopi guerre fratricide e feroci lotte di fazioni: ..." Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!" (Purg. VI, 76-78).
Qualche anno dopo l'altro padre della letteratura italiana, Francesco Petrarca, nel suo "Canzoniere", alza il suo triste lamento di fronte allo stesso avvilente panorama.
In realtà la lirica è volutamente alta e generale proprio perchè, questo grande poeta italiano vuole richiamare tutti i principi. i capi di fazione, gli amministratori delle comunità, alla loro grave responsabilità: l'aver fatto della patria un campo di battaglia, l'aver ridotto in miseria la vita di un popolo, e il far subire all'amata nostra terra tutte le scorribande degli eserciti stranieri.
E' in nome del grande passato dell'Italia e della comune fede cristiana che Petrarca innalza il suo grido, consapevole della sua responsabilità di intellettuale, ma anche certo dell'inutilità del suo appello.
Questa celebre canzone si aprirà con dei versi sconsolati: " Italia mia, benchè 'l parlar sia indarno, a le piaghe mortali, che nel bel corpo tuo si spesse veggio..."
Prosegue:.." piacemi almen che 'miei sospir' sian quali, spera 'l Tevero et l'Arno, e 'l Po, dove doglioso et grave or seggo"..
In pratica esorta: non si può fingere questo suicidio della patria.
Sempre rivolto al Signore, il poeta denuncia i motivi futili o gli interessi meschini che scatenano le guerre che straziano l'Italia ..." di che lievi cagion' che crudel guerra, e i cor' che 'ndura e serra, Marte superbo e fero".
Quindi, rivolto ai principi e capi di partito del suo tempo, parla delle ..." belle contrade, di che nulla pietà par che vi stringa,"
E domanda: ..." che fan qui tante pellegrine spade?...Cioè: perchè siamo ormai alla mercè delle armate straniere?
..." perchè 'l verde terreno del barbarico sangue si depinga?"
Li avete chiamati perchè sperate che i barbari spargano il loro sangue, per non sporcare le vostre mani?
Il petrarca fulmina i principi, i capi partito e le fazioni con due versi fiammeggianti: .." Vano error vi lusinga:, poco vedete, et parvi veder molto...(...) vostre figlie divise, guastan del mondo la più bella parte".
Giustificando questo suo grido:..." io parlo per ver dire, non per odio d'altrui, nè per disprezzo.." e lancia il suo appello più accorato ricordando che la patria è la terra in cui sono sepolti i padri di tutti noi, è il nostro passato comune e il nostro futuro comune:
..."questo la mente
talor vi mova, et con pietà guardate
le lagrime del popol doloroso,
che sol da voi riposo
dopo Dio spera; et pur che voi mostriate
segno alcun di pietate,
vertù contra furore
prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto:
chè l'antiquo valore
ne l'italici cor' non è anchor morto".
Le parole di Dante e Petrarca, in cui si è sempre ritrovata la voce della patria italiana, sono rimaste inascoltate per secoli, ed è per questo che, quello italiano, è stato l'ultimo grande popolo europeo a darsi uno stato unitario.
A quando allora una coscienza comune nella ricerca della salvaguardia della cosa comune, della salvaguardia del creato?
Saremo noi a chiamare i nuovi barbari, a sfregiare il nostro paese, per non lordarci le mani e la coscienza?
Alla prossima
Elio De Bon
Un paese con mille risorse e mille contraddizioni, ..con enormi problemi di inquinamento, e la scommessa di una nazione che vuole far emergere il suo popolo dalla miseria e povertà diffusa.
E' un preambolo per allacciarmi al tema attuale del mega impianto a biomasse , ventilato dal simpatico sindaco di Crespano.
Ebbene, nelle zone agricole, ogni famiglia, con oltre 2-3 mucche ,o bufali, si fa il suo piccolo impianto di smaltimento dei liquami, con recupero del biogas per uso domestico..
Non si tratta d'altro che di un vascone in cemento interrato (che non si vede), e di un bombolone per la raccolta del gas.
Nient'altro.
E senza tanto scomodare geni dell'industria e uffici tecnici sovraffollati.
Quindi, se il sig. sindaco di Crespano ha a cuore le sorti dei suoi cari concittadini, potrebbe mandare una delegazione in India a studiare la soluzione.....
Ma, da sempre...PECUNIA NON OLET!!!
Appena possibile allegherò una foto.
Tanta salute a tutti.
Elio De Bon
carissimi amici dell'Oasi,
sono veramente avvilito per non aver potuto essere presente in una giornata così importante, ed in un momento tanto delicato per il futuro del nostro ambiente.
Purtroppo il mio lavoro all'estero non mi permette di essere accanto a voi, fisicamente.
Condivido pienamente la straordinaria omelia del Diacono Bruno Martino: parole di una chiarezza, forza e verità smarcanti.
Parole che implicano tuttavia anche un uso della ragione da parte dell'ascoltatore...e su questo i miei dubbi e le mie disillusioni tornano fortemente ad emergere..
Credo tuttavia, che l'amore ed il vincolo verso la nostra terra, sia maggiore, e più forte, di qualsiasi mente malata....o in cattiva fede.
Il nostro, ed il vostro, impegno rimane intatto, un presidio di persone che non ha interessi economici o scanni da spartire ma, solo persone che hanno a cuore il futuro della propria terra, dei propri figli, dei propri amici..
All'Oasi di Liedolo, domenica 30 ottobre, non si è celebrata solo l'eucarestia, si è celebrato, e consolidato, un legame profondo di amicizia e rispetto tra la gente e la sua terra, tra la terra ed i suoi figli.
Questa è l'unica strada, e la vittoria sarà ancora più splendida.
Un abbraccio.
Elio
RSS feed dei commenti di questo post.